libro di isaia commento

Il vs 16 lo dice: tramite la parola. 9-10-00 Is 10, 13-19; Eb 11, 8-19; Gv 8, 51-58 (Giovanni). La novità in cosa consiste? C'è un primato della misericordia di Dio che concede anche ai Siro-Fenici di prendere le briciole. Nella lettera di Pietro è ben chiaro che la parola è il fondamento di tutto, dalla creazione alla salvezza. Non hanno neppure combattuto, si sono astenuti dalla battaglia. E' sbagliato fuggire, sottrarsi. Ciò che caratterizza il profeta è dunque, come ha incisivamente affermato A. J. Heschel, «la cognizione profonda del presente pathos di Dio»: il profeta trasmette all'umanità ciò che non sarebbe possibile ascoltare direttamente. Il discorso dei pastori rimanda all'unico Pastore Buono. 2 Sopra di lui stavano dei serafini, ognun de’ quali aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. Bene? 4-4-01 Is 66, 1-4; Fil 3, 12-4, 1; Lc 24, 13-35 (Francesco), Dio volgerà lo sguardo sull'umile dal cuore spezzato. - vs 9: "superbia ed orgoglio" che il Signore ha deciso di svergognare. - Nell'AT si trovano due lodi per il re Ezechia (in 2 Re 18 ed in Sir 49) che viene descritto come un re fedele. Se non si capisce più la necessità della Messa, è inutile farne un precetto: se non si ha sete, a cosa serve un viaggio alla fonte? Ezechia allora consulta Isaia che lo rassicura che Gerusalemme non sarebbe stata conquistata. E' importante cantare questo fallimento per sottolineare che, se c'è un frutto, questo può venire solo da Dio. La prima benedizione è per il popolo d'Israele disperso in questi paesi. Dio ci dice: "Sei caduto? Tutto va letto all'interno del fatto che "verrà esaltato il Signore, lui solo". La strada di cui parla il vs 23 non può essere altro che il Signore stesso; solo lui può mettere in rapporto questi popoli. -Grida, pianto, lamento: sembra siano l'unica cosa da fare e possono riferirsi a tante cose. - L'inizio è un invito all'ascolto della voce del Signore e la fine dice che il Signore è grande nel consiglio e nella sapienza. Ieri abbiamo concluso il vangelo di Giovanni, oggi iniziamo il libro di Isaia: cosa li unisce? Ezechia sposta in alto la sua preghiera: è una questione di dei e di Dio. - Ogni azione del Signore ha accoglienza e risposta da parte del servo che ha la certezza che il Signore è sempre presente anche in circostanze terribili (flagelli, sputi) Il servo cammina con mitezza nella strada che il Signore gli indica. Anche la formula di benedizione è al singolare. Israele, che ha avuto questa luce, è chiamato a camminarre in essa. E' inevitabile il collegamento col vangelo, dove tutti tornano contenti a raccontare e la loro gioia è dovuta al fatto che i loro nomi sono scritti nel libro. E' lui che si piega a noi, vive la nostra storia, non ci lascia soli fino a morire per noi. - Il testo è molto legato al vangelo dove le cose vengono nascoste a sapienti ed intelligenti e rivelate ai piccoli. Il servizio ai poveri (il cieco, la vedova, il malato) sono i luoghi privilegiati in cui si incontra la bellezza di Dio. Nei LXX lo stesso verbo "essere preso" viene usato per le nozze di Rut e anche per quelle di Rebecca, quindi l'intrusione forte del Signore nella nostra vita non è solo violenta, ma è anche un atto d'amore. ed il vs 16 con lo stupore delle genti per il servo sofferente. Anche il serpente l'ha fatto Dio: nella Genesi dice infatti che il serpente è creatura. Fede che deve accettare la tentazione estrema che Dio ci inganni e dobbiamo rifuggire l'ipotesi che Dio sia asservito al nostro successo, salute, ecc. - Chiediamo al Signore la grazia della luce che il cieco di Gerico ha chiesto ed ottenuto da Gesù per poterlo seguire nel cammino verso Gerusalemme. Chiediamo che il Signore ci illumini a cogliere il suo messaggio di speranza e di amore. Elemento importante dell'opera di Dio è l'umiliazione dell'uomo vecchio e l'esaltazione della nuova creatura. Dal vs 9 c'è cambio di soggetto e si dimostra che c'è consapevolezza del peccato e quindi possibilità di ravvedersi per ricominciare da capo. - vs 14: "voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore". - Come nel vangelo è importante lasciare tutto per seguire Gesù, cosi negli ultimi versetti del brano d'Isaia è chiaro che bisogna lasciare la sapienza e l'intelligenza per fare spazio al Signore. Anche la determinazione ad una nostra maggiore attenzione ed osservanza rimarrebbe sterile se non ci esponessimo alla dinamica che Dio ci ha fatto conoscere nell'atto del suo parlarci. L'espressione discepolo era già stata usata in Is 50, 4 ("iniziato"). Chiediamo perdono al Signore per aver confidato in noi stessi e non in Lui. Il dramma del vangelo rivela l'occasione di Dio di irrompere nella storia dei popoli. E' come il sigillo di Dio su quanto accade. Il Signore scompagina le cose: la soluzione è nel servo. In Apocalisse ci sono poi molti altri punti comuni riguardanti il superamento di cose antiche e la comparsa di cose nuove. E' proprio lui, la sua persona che dà luce a tutto il Concilio. E' la corona di umiltà che diventa corona di gloria. Ci sono diverse espressioni che richiamano il tema del rapporto fra superbia ed umiltà. E' bello che la pace sia la visita di Dio, ma è anche la visita che riceviamo o facciamo al fratello. - vs 3: colpisce il buio di mezzogiorno (morte di Gesù), ma è un segno di speranza, è un'ombra di protezione. A noi è chiesto solo di avere un animo mite ed accogliente. - "Precetto su precetto" cosa vuol dire? Al vs 35 dice la motivazione dell'azione di Dio per proteggere Gerusalemme: per se stesso e per il suo servo Davide (nel quale si può vedere il Messia). Chiediamo perdono per una vita troppo solitaria e quindi violenta. L'avversario non va annientato: questo non è cristiano. Nel brano di Isaia l'ora è solo una prospettiva negativa dalla quale neppure ci si può difendere. - A chi è rivolta la parola di oggi? I capi sono scappati, il popolo si comporta in modo assurdo perché, mentre le cose vanno malissimo, loro vanno sulle terrazze a festeggiare, quest'uomo che piange è l'unico che fa una cosa giusta. - Il cammino del digiuno è fecondo. E allora? In Marco in particolare l'episodio della purificazione del tempio è incastonato nella parabola del fico sterile. Maternità e figliolanza vanno al di là di una nostra consapevolezza concreta; è chiaro però che nessuno rimane fuori. Nel vangelo la vicenda di Gesù corre verso la soluzione finale, qui invece nel rapporto personale fra il fedele ed il Signore c'è la possibilità di modificare la volontà di Dio. Bisogna custodire la speranza dentro il dolore. Si tratta invece di un testo sorprendente, che non nega niente di quanto detto ieri. Nessuno si faccia chiamare maestro. Il compimento del disegno di Dio passa necessariamente attraverso la morte, ma il suo è un vino che porta alla salvezza. Alla fine per Israele rimarrà solo un piccolo resto impotente. - Ci sono tre testi del NT che sono un'esplicita ripresa di queste parole d'Isaia. Il vangelo dice che i bambini sono "offerti" al Signore, non portati. - "Buona è la parola del Signore", il re lo dice dopo una parola che non sembra tale. Ci ha fatto conoscere cos'è la resurrezione dai morti, per farci conoscere la vertigine dell'amore. Questo indica la condizione perenne della nostra esperienza spirituale, la condizione di schiavitù in cui continuiamo a ricadere. Chiediamo perdono per tutti i nostri peccati e chiediamo che il Signore prepari anche per noi una vicenda di purificazione dall'orgoglio e di incontro con la sua misericordia. - Ci sono due riferimenti pasquali nel testo di oggi. - Oggi la Chiesa ricorda san Policarpo, discepolo dell'apostolo Giovanni, vescovo e martire. - Ci può essere un legame fra il primo versetto di oggi, in cui il Signore si fa trovare da chi non lo cerca, come un regalo inaspettato, ed il vangelo dove il centurione ha come una rivelazione improvvisa e glorifica Dio. Questa responsabilità contempla l'ipotesi del rimprovero per la correzione. Spesso constatiamo la nostra opacità, non ci rendiamo conto di niente, abbiamo bisogno del suo giudizio che però non è mai disgiunto dal suo amore e dalla sua misericordia. Nel Salmo 79, 15 dice: "Visita questa vigna, proteggi il germoglio che hai coltivato". Nel vangelo la Vergine riceve i doni dai Re Magi, mentre qui Gerusalemme riceve i doni da tutti i popoli che sono uniti in un unico popolo. Nella Genesi Dio non vede Adamo peccatore, ma gli chiede di rivelarsi; e così anche con l'emorroissa. - vs 9: ci mette davanti al problema delle nostre critiche a Dio. Il manifestarsi della gloria del Signore porta alla necessità di nascondersi nella roccia (in ebraico al singolare): bisogna nascondersi nella misericordia del Cristo. - In altri passi si dice di ascoltare la voce del Signore: Gen 3, "Ascoltarono la voce del Signore"; Salmo 94, "Ascoltate oggi la sua voce"; Gv 10, "le pecore ascoltano la voce del pastore". La salvezza non ci appartiene, ma ci viene consegnata istante per istante dalla misericordia di Dio. Queste visioni, quindi, non sono solo insegnamenti o sgridate, ma anche profezie dette per illuminare la storia e darle speranza. Ed il vangelo ci sbalordisce per l'insegnamento: come ha fatto Dio che non ha voluto contraccambio dall'uomo, così dovremmo fare noi. Lui ha fatto una cosa nuova, ha aperto una strada nel deserto. Da quando nella storia c'è Gesù, l'innocente, non bisogna più avere paura, ma gloriarsi di essere salvati. -Il primo verbo che incontriamo oggi è "ascoltare". E' un segno di grande amore. Dio non viene come giudice, ma come guardiano della sua deliziosa vigna. I vs 2 e 3, con tutte quelle negazioni, ci dicono che è una persona specialissima. Dio è molto piccolo, noi possiamo facilmente dimenticarlo, fare senza di lui. Nelle scritture ci sono anche canti di lamentazione ed il canto di oggi è tutte e due le cose: un canto d'amore ferito. Questo testo quindi ben si addice all'Avvento. - Un'espressione bellissima per la festa degli angeli custodi è ricordare che, attraverso di loro, Dio ci prende per mano. Questo richiama Mt 11 quando Gesù ringrazia il Padre per aver nascosto le cose ai sapienti. Malgrado tutto, in ciascuno di noi, ogni giorno, nasce, per la misericordia di Dio, una persona nuova. - vs 10: c'è una grande differenza fra l'empio ed il peccatore: l'empio è colui che non teme Dio, nella tribolazione si indurisce e rinnega il Signore; il peccatore invece teme il Signore, lo cerca (vedi pubblicano) e accoglie il perdono. Azioni simili (salire) possono essere fatte con intenti molto diversi: positivi o negativi; questo capita sempre nella nostra vicenda col Signore. Bisogna cercare il Dio che giustifica l'empio (Rm 4, 5). Infatti Paolo è una persona lucida, che vede bene ed è lì che deve capire di essere cieco. L'invenzione dell'omelia partecipata, che noi viviamo da anni ogni mattina, è decisiva per la nostra vita; se manca ci si sente soli e non bisogna mai smettere di ringraziare il Signore per questo grande regalo. Questo "di fronte" richiama la creazione della donna (fatta perché l'uomo avesse di fronte una creatura simile a lui), quindi sembra quasi un'intenzione del Signore di sposare questo "nulla". Si può uscire dalla condizione vecchia perché quello che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. - I figli e figlie riportate in braccio arricchiscono l'immagine di ieri. Non abbiamo forza per pagare il nostro debito: quindi possiamo solo affidarci alla misericordia di Dio. Quindi non è un salario secondo i meriti, ma secondo il suo cuore. - La parola che cade su Israele ricorda il chicco di grano e la vita spesa dai grandi santi Francesco e Petronio. A volte c'è il rischio di esporsi ad una carità senz'anima. - Il brano del Profeta inizia parlando di un canto nuovo e noi abbiamo iniziato la liturgia con un canto che narra la vittoria del Signore sui suoi e nostri nemici. - Nel testo di oggi la prima parola è "ricorderò". - Oggi celebriamo la festa di san Carlo Borromeo, mentre la diocesi di Bologna celebra la festa dei santi Vitale e Agricola. In ebraico viene usato lo stesso termine che dice del sonno d'Adamo quando gli fu tolta la costola da cui ebbe origine Eva; nei LXX invece è la compunzione del cuore che i discepoli avvertono dopo la Pentecoste. 17-3-01 Is 60, 10-14; 2 Co 12, 19-21; Lc 22, 47-53 (Giovanni), Nella mia ira ti ho colpito, nella mia benevolenza ho avuto pietà di te. In Ebrei 2 questo versetto è ripreso da Paolo che dice del rapporto stretto, mediante la passione di Gesù, fra Dio ed il suo popolo ("figli" nei LXX è "bambini che il Signore mi ha dato"). Lui parla ed io non mi stanco mai. Commento teologico al Libro del Profeta Isaia (cc. - vs 8: in latino usa termini nuziali, "congiunge casa a casa". Tutti i popoli della terra dovranno soccombere. Tutti testi che convergono verso l'idea che si tratti di un atteggiamento di Dio quando si rivolge all'uomo, o di persone (Davide e Giobbe) che testimoniano Dio. dice che è verme e non uomo e questo verme non morirà. - vs 18: "Io e i figli"; segni e presagi richiamano l'Esodo dove si dice spesso che il Signore è intervenuto nella storia d'Israele con segni. E' un modo di richiamarci ai segni piccoli ed il pane e il vino che quotidianamente riceviamo devono essere la nostra tenda. Oggi il Profeta inizia il suo messaggio rivolto al popolo del Signore con la parola "visione", con la quale ci vuole liberare dalla nostra condizione di tenebre. Bisogna che ci proteggiamo con la preghiera gli uni per gli altri: è l'unica salvezza, perché l'ateo è una figura interessante ma in pericolo, perché va dietro al suo "io" ed a tutte le passioni. Il "Chi?" Invece siccome il male è grande e gratuito, così deve essere la sua soluzione: enorme e gratuita. E' una cosa importante, legata a quanto detto ieri (chi può dimorare nelle fiamme?). Ci vuole una grande ricerca: il coraggio di Dio è quello di tenersi di fronte l'avversario e soffrire per lui. Soffre volontariamente e, nel silenzio, offre se stesso. Gli chiediamo soprattutto di darci una nuova fedeltà ai doni del Signore. Forse quest'albero è quello della vita sempre verde e pieno di frutti di cui si parla nella Genesi e nell'Apocalisse. 5-12-00 Is 30, 27-33; 1 Co 4, 6-13; Lc 10, 38-42 (Francesco), E' il Signore che combatte, noi dobbiamo solo cantare. - Ringraziamo il Signore per averci ancora una volta convocati attorno a Lui. Il perdono del peccati, deciso da Dio, apre la strada all'incontro con Gesù. Il problema è aperto. Il Salmo 35 dice "Alla tua luce vediamo la luce", e si capisce che la guida di ieri era cieca perché pensava di poter essere lei ad avere la luce, mentre le sentinelle cantano la luce che arriva loro dal Signore. - I dolori come di partoriente, sono una ripresa di quanto detto al cap 19, 16 riguardo agli Egiziani (femmine). Tutto il gran bene che Lui ci fa non è fatto nelle cose o in noi, ma avviene perché non ci lascia mai soli. Detto questo, si può anche notare che la sua preghiera non è perfetta. - Colpisce la severità del testo: come si può arrivare da questa severità alla guarigione del servo del centurione riportata dal vangelo? Nell'ultimo versetto Dio invita la vigna ad accostarsi a lui, alla sua forza, e a fare pace con lui. Tutti i passi paralleli proposti mettono prima la notte poi il mattino; qui no, è l'unico caso nelle scritture. Consegnamoci allora al suo perdono. Allora il travaglio del parto è brevissimo; questo ce lo farà vedere Gesù nel triduo pasquale. - E' un brano di grande intensità, in cui, in modo fortissimo, viene proclamato il ritorno di Dio. Questo resto noi lo pensiamo composto da persone "super", ma non è vero, sono umili e poveri. - Il grande tema dell'idolatria: oggi ci viene detto che gli idoli sono "pesanti", termine che ricorda il peso degli "affaticati e oppressi" del vangelo. Anche la mano distesa, citata due volte, fa pensare alla mano di Gesù stesa sulla croce non per colpire, ma lui stesso luogo di espiazione per noi. - vs 9: nei LXX dice: "Se non crederete, non comprenderete". Dio ci sorprende perché è nello stesso tempo maestà e leggerezza. Ci sono delle condizioni, se non vogliamo che la nostra ricerca sia infruttuosa. Abbiamo un Padre che ci ascolta e noi dobbiamo sempre essere lieti che la nostra vita sia sotto l'occhio benevolo di questo Padre al quale possiamo portare direttamente le nostre ferite senza farle pesare sui nostri fratelli. Libro di Isaia – Indice: Premessa; Capitolo 1, 1 … Dentro ogni persona c'è nascosto un angelo. Questi elementi sono presenti nei vangeli della passione e resurrezione. Non ci può essere un'appartenenza al passato, la conversione non può essere un atteggiamento etico, è non sentirsi mai arrivati. - Non dice "sterminio delle nazioni", ma che "i luoghi delle nazioni di coloro che non vogliono servirti diventeranno desolati". - Il passo ci mostra la potenza della parola di Dio: quando Dio parla, crea. - Testo molto pieno della parola di Dio (dice continuamente "ho detto" o "esce dalla mia bocca"). - In una lettura messianica, si arriva alla conclusione che il popolo d'Israele è trattato molto peggio degli altri popoli (vs 7): l'esperienza che Israele fa è molto più drammatica; nessuna persona ha sentito l'abbandono di Dio come suo Figlio (vs 11: "non avrà pietà chi lo ha cercato, nè chi lo ha fatto ne avrà compassione", lo sbatte fuori, gli toglie il culto, lo butta nell'ateismo, lo riduce a deserto, le donne lo raccoglieranno come rami secchi). Molti suoi brani sono usati anche dalla liturgia cristiana per le prime letture della Messa in tutti e tre i cicli dell’anno liturgico. ", alla quale diamo spesso risposte sbagliate. Anche l'immagine della natura riconciliata, impossibile storicamente, ci incoraggia a pensare che siamo vicini alla fine. L'idolo è una figura importante nella nostra vita, facile anche da identificare: è appunto tutto quello che impedisce l'abbandono umile e totale. C'è poi una categoria di persone che avrebbe sete e non viene a Messa perché noi carichiamo tutto di ortodossia e di precetti. Chiediamo perdono per i nostri peccati, per le parole che hanno disturbato i fratelli e le sorelle e per tutte le volte che abbiamo voluto mettere noi al centro dell'attenzione invece del Signore. Il verbo dell'annunzio di buone notizie era stato finora usato per Israele e per il popolo di Sion; adesso si capisce che quest'annunzio è proprio per i poveri.

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